Mihail Kogalniceanu. - Nato nel 1817 da famiglia di boiari, fu mandato a studiare a Lunéville e a Berlino. Tornato in Romania, pubblicò diverse riviste, che via via vennero soppresse per la loro intonazione popolare. Fu l'artefice dell'unione dei principati e l'alfiere fedele del contadinato romeno. Fu ministro degli Esteri, e come tale difese gli interessi della Romania al Congresso di Berlino del 1878. Studioso di storia, oratore formidabile, letterato di valore, acquisì una notevole conoscenza del pericolo ebraico. Morì. nel 1891.
Mihai Viteazul (Michele il Prode).- Viene considerato il precursore dell'unità romena. Divenuto nel 1593 voivoda di Valacchia, concluse con l'Imperatore Rodolfo un patto per la cacciata dei Turchi dall'Europa, in seguito al quale sconfisse i Turchi a Calugareni, li scacciò da Bucarest e da Giurgiu e ottenne di essere esentato dal tributo al Sultano. Occupata poi la Transilvania e la Moldavia, divenne il signore di tutti i Romeni tra i Carpazi, il Danubio e il Mar Nero. Caduto in un tranello tesogli dai nobili ungheresi di Transilvania, dovette rifugiarsi a Praga presso l'Imperatore. Tornato in Transilvania, fu ucciso a tradimento da un generale imperiale (1601). Il suo corpo restò a lungo insepolto, mentre la sua testa fu portata da un boiaro fedele al monastero di Deal, dove ebbe onorata sepoltura.
Nicolae Iorga. - Nato nel I871, esordì nell'attività politica come deputato del Partilo nazionalista democratico (vedi nota 4). Allo scoppio della guerra mondiale sostenne la necessità di mutare atteggiamento nei confronti degli Imperi Centrali e si batté per affiancare la Romania all'Intesa. Dopo la guerra presiedette l'assemblea che proclamò l'unione nazionale dei Romeni. Esponente della destra e del nazionalismo borghese, Iorga avversò la Guardia di Ferro, che sciolse, per la seconda volta, prima delle elezioni del marzo-aprile 1932. Il 3l maggio dello stesso anno, in seguito alla disastrosa condizione economica del Paese, diede le dimissioni da presidente del consiglio. Ministro di Stato e consigliere reale nel 1938, continuò a opporsi all'azione della Guardia. Nel 1940, un commando di Legionari lo prelevò a Sinaia, dove Iorga si era ritirato in seguito alla caduta del governo di re Carol, che egli appoggiava, e lo giustiziò nel bosco di Pantelimon.
Alexandru C. Cuza. - Nato nel 1857, studiò in Francia e in Germania, laureandosi in scienze politiche ed economiche. Nel 1910 fondò, con Iorga, il Partito Nazionalista Democratico, che si proponeva la riforma agraria, il suffragio universale e un moderato decentramento dei poteri. Nel 1918 si staccò dal partito per fondare l'Unione Nazionale Cristiana. Nel 1937 fu primo ministro con Octavian Goga, indi senatore e consigliere reale. Morì nel 1947. Accanto a numerose opere economiche e politiche, pubblicò il noto studio La nazionalità nell'arte, in cui espose la dottrina nazionalista nei riguardi della cultura. Scrisse pure numerosi epigrammi in cui colpì gli arrampicatori sociali, la brama di denaro e la boria dell'intellighentzia stupida e presuntuosa.
Stefan Cel Mare (Stefano il Grande). - Salito sul trono di Moldavia nel 1457, divenne uno dei più famosi principi che la storia romena annoveri. Combatté valorosamente contro Valacchi e Ungheresi, tanto che riuscì a sconfiggere lo stesso Mattia Corvino, ma il suo titolo maggiore di gloria fu la guerra che egli sostenne da solo contro la potenza turca. Nel 1475 sconfisse un esercito turco che aveva invaso la Moldavia: tutti i paesi cristiani esultarono, molti furono gli elogi, ma insignificanti gli aiuti, cosicché l'anno seguente, combattendo con soli 10.000 uomini contro 200.000 Turchi, rimase gloriosamente sconfitto. Dovette così concludere col Sultano un accordo in base al quale, pur sottoponendosi a un tributo annuo, il paese veniva garantito libero da ogni ingerenza turca. Morì nel 1504, dopo aver reso sicuro lo Stato dalle insidie di Ungheresi, Turchi e Polacchi ed aver fatto eleggere a successore il figlio Bogdan. È sepolto nel monastero di Putna, che da secoli e divenuto il luogo più santo della Moldavia.
Cuza Voda. - Discendente da un'antica famiglia moldava, fu eletto principe di Moldavia il 5 gennaio 1859 e di Valacchia il 25 gennaio: si realizzava così l'unione definitiva dei due principati, contro la volontà delle grandi potenze. Con l'approvazione del popolo e dei boiari tolse ai monasteri gli innumerevoli beni che erano caduti nelle mani di monaci greci avidi e corrotti. Quando, oltre alle tenute dei conventi, distribuì ai contadini anche i latifondi della nobiltà, incontrò l'ostilità dell'Assemblea: nel febbraio 1866 una congiura di grandi proprietari gli impose l'abdicazione. Il suo nome è rimasto nel cuore del popolo da lui beneficiato, che ancor oggi lo ricorda con affetto nei suoi racconti.
Miron Costin. - Nato nel 1633 da famiglia nobile, studio in Polonia e fu più volte ministro e ambasciatore. Compose una cronaca della Moldavia, comprendente il periodo dal 1594 al 1662, in cui gli avvenimenti del principato moldavo sono collegati con le vicende della Transilvania e della Valacchia. Nel 1691 fu ucciso per ordine del principe Costantin Cantemir .
Bogdan Petriceicu Hasdeu. - Nato nel 1836 da famiglia di boiari moldavi, entrò nel 1854 nel reggimento di ussari del feldmaresciallo conte Radetzki, che operava contro la Turchia. Più tardi scriverà: «Ricordo sempre con piacere il tempo in cui ero junker; il mantello militare mi rammenta tre anni di spedizioni e di marce, di numerose soste, di trincee, di giorni di riposo e di molte altre cose». Fu professore di storia, giornalista, deputato, direttore degli Archivi di Stato, professore di filologia comprata, membro dell'Accademia romana, dell'Accademia Imperiale di Pietroburgo, dell'Accademia Serba e della società linguistica di Parigi. Nel 1888 si fece costruire il castello di Cîmpina, dove visse ritirato fino alla morte (1907), dedicandosi a studi di esoterismo. Della sua immensa produzione ricordiamo: Ethymologicum Magnum Romaniae, Razvan e Vidra (poema drammatico), Ion Voda cel Cumplit (monografia storica su Giovanni il Terribile). Nella favola Ciîni si lupi (Cani e lupi) adombrò il problema ebraico, e nella lunga Oda la ciocoi (Ode ai parvenus) colpì violentemente gli arrivisti greci, che, con raggiri, avevano spogliato le più nobili famiglie di boiari romeni.
Mihail Eminescu. - Vissuto fra il 1849 e il 1889, fu poeta di levatura universale, ma anche e soprattutto interprete dell'anima secolare della stirpe romena. La posizione politica di Eminescu è quella di un tradizionalista che si oppone a leggi e principi incompatibili con l'anima della stirpe. Contro le ideologie borghesi e internazionaliste, Eminescu identificava il popolo non nella «unione di tutte le classi», ma nel contadinato romeno, sopra il quale si era formato uno strato sovrapposto costituito da elementi stranieri: ebrei, greci fanarioti, romeni infranciosati. Eliminato l'elemento straniero e valorizzato il popolo, si sarebbe dovuto pensare a uno Stato che con esso si identificasse. Così Eminescu pensò a una monarchia autoritaria, nemica del liberalismo e dell'individualismo. Durante l'occupazione ebraica seguita alla seconda guerra mondiale, la poesia di Eminescu patì mutilazioni e censure,
Mihail Sturdza. - Principe di Moldavia. Devoto alla Russia, fu fedele esecutore del «Regolamento organico», raccolta di leggi in base alle quali veniva riorganizzata l'amministrazione della giustizia e riordinata le finanze dello Stato. Allorché, il 27 febbraio 1848, scoppiò la rivoluzione a Parigi e la borghesia moldava chiese che venisse riformato il «Regolamento organico», Mihail Sturdza fece arrestare ed espellere i capi della rivolta. Il periodo del suo principato è compreso fra gli anni 1834-1849.
Ion Creanga. - Uno dei migliori scrittori popolari della letteratura europea. Mentre i suoi contemporanei subirono l'influsso del romanticismo europeo e particolarmente francese, Creanga si mantenne legato al contadinato. Non è, il suo, l'atteggiamento del colto che si avvicina al popolo con simpatia, senza però parteciparne della vita: Creanga è un contadino, e non conosce altre lingue se non il romeno. La sua opera di scrittore s'ispira quindi al mondo contadino in cui egli ha vissuto. Nato nel 1837, morì nel 1889.
Vasile Alecsandri. - Figlio di un dvornik moldavo, fu, oltre che poeta, uomo politico e diplomatico. Curò la raccolta delle poesie popolari romene, nell'intento di conservare la voce della Stirpe e di controbilanciare l'asservimento della letteratura romena alla cultura francese, rendendo contemporaneamente nota la Romania ai popoli europei. Della sua vastissima e multiforme produzione, ricordiamo la Hora dell'unità (Hora unirei), che è il canto della stirpe romena ed è tuttora cantato con immutato entusiasmo. La sua vita è compresa nell'arco di tempo che va dal 1819 al l890.
Costache Negri. - Figlio di un boiaro, completò in Francia e in Italia la sua cultura. Collaborò all'opera d'unione dei Principati e sotto il principe Cuza fu inviato a Costantinopoli in qualità di rappresentante dei Principati uniti. In seguito si ritiro nella sua tenuta di Tîrgu-Ocna, dove morì nel 1876, settantaquattrenne.
Iacob Negruzzi. - Nato nel 1843, si formò alla Università di Berlino; diresse in seguito la rivista «Junimea» (La Gioventù), attorno alla quale operò il gruppo di Maiorescu. Contrario alle idee di importazione, lo «Junimismo» contestava la potenza riformatrice delle ideologie e si opponeva al razionalismo dottrinale dei liberalismo. Morì nel 1932.
Simion Barnutziu. - Famoso combattente transilvano, scrisse opere di storia. Pronunciò a Blaj un discorso che rimase memorabile nella storia delle lotte romene per la Transilvania. Fu al fianco di Avram Iancu nella controrivoluzione del 1848 (vedi nota 24). Tenne inoltre la cattedra di Diritto all'Università di Iasi. Morì, cinquantaseienne, nel 1864.
Vasile Conta. - Nato nel 1845, morì nel 1882. Fu il primo Romeno che tento di sviluppare un sistema filosofico. Partendo da posizioni materialiste, giunse a conclusioni fataliste, dalle quali dedusse la teoria dell'ondulazione universale, teoria analoga alla dottrina dei corsi e dei ricorsi. Profondo conoscitore della questione ebraica, allorché le grandi potenze imposero alla Romania di modificare l'articolo 7 della Costituzione, che impediva agli ebrei di possedere beni immobili, pronunciò uno storico discorso sul pericolo ebraico.
Ion Gavanescul. - È considerato uno dei più grandi pedagogisti romeni. Autore di innumerevoli opere pedagogiche e celebre insegnante, fu sin da principio un fervido ammiratore di Codreanu. Nei momenti difficili, il movimento legionario trovò in lui sostegno e incoraggiamento.
Ferdinando di Hohenzollern. - Nato nel 1865, successe nel 1916 allo zio Carol I che non aveva figli. Re Ferdinando, d'accordo col presidente del Consiglio Ion Bratianu (di cui subì costantemente l'influenza) entrò in guerra contro gli Imperi Centrali, dei quali la Romania era stata alleata fino a poco prima della dichiarazione di guerra. La campagna disastrosa si concluse con l'infelice pace di Bucarest, ma la successiva vittoria dell'Intesa permise ai Romeni di realizzare le loro aspirazioni nazionali, e Ferdinando fu incoronato nel 1922 re della Grande Romania. Morì cinque anni dopo.
Desteapta-Te Romane! (Risvegliati, Romeno!). - Inno nazionale romeno composto dal poeta transilvano Andrei Muresanu (1816-1863). Proibito nella Romania di Antonescu e. in quella di Anna Pauker, questo inno viene oggi insegnato agli alunni delle scuole elementari nella Romania socialista. Eccone il testo:
Risvegliati, Romeno, dal tuo sonno di morte,
In cui ti sprofondarono i barbari tiranni.
In questa ora o mai più foggiati un'altra sorte,
Davanti a cui si inchini anche il crudel nemico.
In questa ora o mai più noi mostreremo al mondo
Che ancora in queste mani scorre il sangue romano,
E che orgogliosi in petto noi custodiamo un nome
Glorioso nelle lotte: il nome di Traiano.
Alza la fronte e guarda come d'intorno a te
Stan, come abeti in monte, i prodi a centinaia.
Un segno, e come lupi balzeran nell'ovile:
Uomini, vecchi e giovani, da monti e da pianure.
Osservate, ombre grandi, Mihai, Stefan, Corvino,
Voi, Nazione Romena, i vostri pronipoti.
Col braccio armato e il vostro fuoco dentro le vene,
Gridan tutti; La vita in libertà o la morte!
Romeni d'ogni parte, in questa ora o mai più
Unitevi in pensiero, unitevi in sentire.
Gridate al vasto mondo che il Danubio è rubato
Con intrighi e violenze, con subdoli complotti.
La croce e i sacerdoti procedon questa schiera;
La libertà è il suo motto ed il suo scopo è santo.
Meglio morir lottando ottenendo la gloria,
Piuttosto che esser schiavi su questo suolo santo.
Ion (o Ionel) Bratianu. - Figlio di I. E Bratianu. Al consiglio straordinario della Corona convocato a Sinaia il 3 agosto 1914 propugnò, insieme col principe ereditario Ferdinando, l'abbandono dell'adesione alla Triplice Alleanza, alla quale la Romania era legata dai patti. Dopo la nascita della Grande Romania, fu primo ministro fino al 1927, anno in cui morì.
Prof. Paulescu. - Autore di studi sul Cahal ebraico, scrisse varie opere nell'intento di indicare ai popoli il modo per combattere l'ebraismo. Fu considerato un precursore del legionarismo romeno.
Csangok (in romeno: ciangai). - Piccola popolazione ungherese residente in Moldavia. I csangok si differenziano dagli Ungheresi di Transilvania per il maggior grado di romenizzazione subito dalla loro cultura. I csangok sono in maggioranza cattolici.
Horia. - Rivoluzionario transilvano, capeggiò con Closca e Crisan la rivolta contadina del 1784. La sollevazione fu presto soffocata, e Horia, consegnato agli Ungheresi da traditori romeni, subì il supplizio della ruota. Giustiziando Stelescu, il movimento legionario considerò di aver lavato l'onta del tradimento subito da Horia.
Avram Iancu. - Allorché nel 1848 gli Ungheresi tesero a realizzare una grande Ungheria che incorporasse anche la Transilvania, senza tener conto dei Romeni che popolavano in maggioranza la regione, questi ultimi mossero una controrivoluzione. Avram Iancu, un giovane avvocato destinato a rimanere nelle leggende dei Romeni come «il re dei monti», organizzò romanamente i suoi conterranei, i Motzi dei Monti Occidentali, raggruppandoli in legioni comandate da tribuni. I diecimila solidi montanari di Iancu tennero testa agli insorti ungheresi fino all'arrivo decisivo dei Russi. Poiché l'Imperatore d'Austria non apprezzò il lealismo dei Romeni, Avram Iancu impazzì di dolore.
Tudor Vladimirescu. - Figlio di contadini olteni, era stato comandante di fanteria nell'esercito russo. Nel l821, allorché il massone Ipsilanti entrò in Moldavia, Tudor Vladimirescu chiamò a raccolta i suoi antichi panduri per contrastargli il passo. AI monastero di Tismana giurò di liberare il paese dai «graeculi» affaristi e sfruttatori, poi si diresse su Bucarest. Ipsilanti cercò prima di ingannarlo proponendogli falsi obiettivi, poi lo invitò a un colloquio nel corso del quale fu trucidato a colpi di iatagan. Il sacrificio di Tudor Vladimirescu diede ai Romeni prìncipi romeni e pose fine alla dominazione dei Greci fanarioti. Il movimento legionario si pose sulla scia della rivoluzione contadina di Tudor Vladimirescu.
Iancu Jianu. - Aiduco olteno, si distinse per coraggio ed eroismo. Fu il difensore dei contadini olteni e il terrore dei fanarioti. Divenne presto una figura leggendaria.
Aiduci. - Guerriglieri del tempo dei Fanarioti. Protetti dai contadini, si organizzavano in bande e attaccavano i greci, i loro collaborazionisti ed i mercanti. La poesia popolare canta ancor oggi le loro imprese audaci, mentre sono rimasti nella storia come i difensori della stirpe contro gli stranieri e gli sfruttatori.
Titu Maiorescu. - Dell'attività politica di Maiorescu (1840-1917), ricordiamo che concluse il trattato del 3 agosto 1913, in seguito al quale la Romania ottenne la Dobrugia meridionale e divenne la potenza più importante dell'Europa sud-orientale. Si oppose alla costituzione liberale del 1866, copia della costituzione belga e si scagliò contro quei romeni che accoglievano gli «immortali principi», nei quali egli vide astrazioni razionalistiche inapplicabili alla realtà romena. Fu l'ispiratore e il teorico della rivista «Junimea» (vedi nota 14), che insegnò alla cultura romena un metodo critico serio e rigoroso.
Decebalo. - L'ultimo re dei Daci, riunì il suo popolo sotto un solo scettro. Vinse i Romani a Tapac, ed ottenne da Domiziano una pace vantaggiosa. Resistette valorosamente alle successive invasioni di Traiano; sconfitto, preferì morire piuttosto che arrendersi (653 a. U. c.).
Musatini. - Famiglia principesca moldava da cui discesero Petru, Roman, Stefan e Alexandru cel Bun.
Basarabi. - Dinastia che regnò vari secoli in Valacchia, fondata da Basarab il Grande, il quale creo il principato valacco e morì nel l352. Tra i suoi discendenti fino al sec. XVI, quattro portarono come lui il nome di Basarab. I prìncipi che dopo questa epoca assunsero il cognome di Basarab è dubbio che discendessero veramente dalla storica famiglia.
Motzi din Vidra. - Popolazione romena di Transilvania stanziato sui Muntzi Apuseni (Monti Occidentali). Avram Iancu, Horia, Closca, Crisan furono motzi.
Ion Heliade Radulescu. - Nato nel 1802, fu tra gli iniziatori della letteratura romena moderna. Strenuo difensore della latinità del romeno, sostenne la necessità di eliminare i vocaboli slavi, ungheresi, turchi ecc., sostituendoli con altri di origine latina e italiana. Molto devono a lui il teatro e il giornalismo romeno. Intuì e denunciò il pericolo costituito dall'ebraismo. Morì nel 1872.
Alexandru D. Xenopol. - Storico di grande valore, vissuto fra il 1847 e il 1920, è autore dell'opera fondamentale Istoria Românilor din Dacia Traiana (Storia dei Romeni della Dacia traiana), notevole per il rigore e la serietà critica. Con lo stesso acume si occupò del problema ebraico.
Petru Maior. - Vissuto fra il 1754 e il 1821, fu professore di logica e metafisica, fu revisore reale di libri a Buda (era transilvano). Fu il primo ad affermare la derivazione della lingua romena dal latino volgare; sostenne la necessità di sostituire l'alfabeto cirillico con quello latino e di riformare l'ortografia romena secondo l'ortografia italiana.
Ion Mihalache. - Uomo politico di destra, capo del Partito nazional-contadino che egli, nemico del movimento legionario, lasciò cadere nelle mani della finanza ebraica.
Petru Rares. - Figlio naturale di Stefan cel Mare, nel 1527 divenne Principe di Moldavia e combattè valorosamente, benché con esito sfortunato, contro i Polacchi. Lottò anche contro i Turchi, ma alla fine, premuto da Tartari, Ungheresi e Turchi, dovette rinunciare al trono (1538) e rifugiarsi in Transilvania, dove morì nel 1546.
Rarau. - Monte della Bucovina meridionale, su cui Codreanu si ritirò più volte.
Camin. - Casa dello studente, in cui gli universitari trovano vitto e alloggio.
Petre Schiopul (Pietro lo Zoppo). - Insediato dai Turchi sul trono di Moldavia, regnò dal 1574 al 1591.
Fratzie De Cruce (Fratellanza di croce). - «Cuib» legionario comprendente giovani fino ai 21 anni.
George Cosbuc. - Figlio di un pope di campagna, Cosbuc (l866-1918) portò nella sua poesia le aspirazioni del contadinato e della stirpe. Tra le sue poesie, la più famosa oltre i confini della Romania è Noi vogliamo la terra, dove è descritta la rapacità degli sfruttatori del lavoro dei contadini, meteci avidi ed estranei alla terra e alla stirpe. Cosbuc insorse contro le idee di importazione, esaltando il ritorno alla tradizione degli antenati. Tradusse dai poemi omerici, dai classici greci e latini, dal Rig-Veda, dal Mahabharata, dal Ramayana e da Dante.
Closca; Crisan. - Capi, con Horia, della rivolta contadina del 1784. (Vedi nota 23).
Alexandru Vaida-Voevod. - Deputato dal 1906 al parlamento ungherese (era transilvano), fu uno dei capi del movimento irredentista transilvano. Dopo la guerra fece parte del Partito nazional-transilvano, che si fuse col Partito nazional-contadino. Membro insigne del Partito contadino, se ne staccò per fondare un parito di destra. Fu più volte presidente del consiglio; nel 1939 fu consigliere reale e presidente del Senato.
Il Partito Contadino del Dott. Lupu era formato da dissidenti del Partito Nazional-Contadino di Juliu Maniu.
I. G. Duca fu a capo dei Partito Liberale, e assunse il potere nel 1933 con l'obiettivo preciso di distruggere la Guardia di Ferro. Egli ordinò lo scioglimento della Legione e scatenò una feroce persecuzione contro i legionari. Venne giustiziato da tre legionari, chiamati i Nicadori.