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Pentru Legionari

In questo volume è scritta la storia della mia giovinezza, dai 19 ai 34 anni, con i suoi sentimenti, la sua fede, i suoi pensieri, le sue azioni e i suoi errori.

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6 dicembre 1935 - Carmen Sylva

Legionari

Scrivo per la nostra famiglia legionaria. Per tutti i legionari del villaggio, della fabbrica e dell'università.

Non tengo conto di nessun genere di regole imposte agli autori di libri. Non ho tempo. Scrivo a precipizio dal campo di lotta, in mezzo agli assalti. In questi momenti siamo circondati da tutte le parti. I nemici ci attaccano vigliaccamente e il tradimento ci addenta.

Da due anni siamo legati con le catene di una censura infame. Da due anni il nostro nome e quello di legionario non sono tollerati sui giornali che per essere insultati. Cade su di noi una pioggia d'infamie tra gli applausi dei nemici e nella speranza loro che soccomberemo. Ma questi cavalieri della vigliaccheria si convinceranno invece presto, come i loro padroni, che tutti gli assalti in cui essi hanno concentrato le speranze d'annientare il movimento legionario, tutte le loro ansie e tutti gli sforzi disperati rimarranno vani tentativi. I legionari non muoiono. Diritti, immobili, invitti e immortali, guardano, sempre vittoriosi, tutte le convulsioni di un odio impotente.

Mi è indifferente l'opinione che potrebbe avere il pubblico non legionario a proposito delle righe che seguono e non mi interessa l'effetto che queste eventualmente provocheranno su quel pubblico. Io voglio che voi, soldati di altri orizzonti romeni, leggendo queste memorie riconosciate in esse il vostro proprio passato e vi ricordiate delle sofferenze sopportate e dei colpi ricevuti per la stirpe. Che vi riempiate i cuori di fuoco e di risolutezza nella lotta difficile e giusta nella quale vi siete impegnati, dalla quale abbiamo tutti l'ordine di uscire vincitori o morti. A voi penso quando scrivo. A quelli di voi che dovranno morire, ricevendo con la serenità degli antenati Traci il battesimo della morte. E a quelli tra voi che dovranno camminare oltre i morti e le loro tombe portando nelle loro mani gli stendardi trionfali dei Romeni.

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