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Intendiamo dedicare queste brevi note ad uno degli uomini più rappresentativi del Fronte della Tradizione, come testimoniò Julius Evola che lo conobbe personalmente, cioè Corneliu Zelea Codreanu.
Il Capitano nacque il 13 settembre 1899 a Husi, una piccola città della Moldavia settentrionale romena, immersa in una natura aspra e severa ove il retaggio atavico della stirpe era preservato ben più che nella capitale Bucarest, attratta dalle sirene della modernità e del cosmopolitismo.
Per noi che militiamo su posizioni antagoniste al mondo moderno, è doveroso ricordare la figura del leggendario fondatore della "Legione Arcangelo Michele" (24 giugno 1927), della "Guardia di Ferro" (20 giugno 1930) e del raggruppamento "Tutto per la Patria" (20 marzo 1935).
Inquadrabili fra quei movimenti di rinascita nazionale -sorti un po' dapertutto, nel periodo fra le due guerre mondiali, sullonda della Rivoluzione Fascista- tali formazioni, oltre che alla salvezza della Romania dal pericolo marxista e dallusura, intendevano procedere anche al rinnovamento spirituale della stirpe, nonchè alla realizzazione interiore del singolo militante.
Codreanu adottò, infatti, quale uniforme dei legionari, la camicia verde, colore tradizionalmente simbolo di rigenerazione, di vita e di speranza.
Ascesi, mistica del sacrificio, pratica del digiuno, fede nella forza della preghiera, culto delle icone e degli antenati, fedeltà alla monarchia, tutto ciò era riconducibile ad una visione del mondo, tipica della Tradizione Cristiano-Ortodossa, che affonda le sue radici nelle ultime, limpide espressioni dellethnos indoeuropeo.
Inoltre, attività lavorative, ricreative e sportive diventavano ulteriori tappe per la fortificazione psichica e fisica del singolo legionario e del Cuib o nido, cellula-base attorno alla quale si articolava la Legione.
Le lunghe escursioni nei boschi, sui monti o nelle località ove si erano svolte importanti battaglie, i bivacchi attorno al fuoco ricollegavano il fenomeno legionario romeno a quei Wandervogel che, in un mondo guglielmino avviato alla dissoluzione, cercavano nella natura incontaminata lessenza duna Germania archetipica e primordiale (Sublimata poi nelle trincee o fra le fila dei Corpi Franchi).
"La domenica e tutti i giorni di festa i cuiburi di ogni categoria devono mettersi in marcia. Noi non conosciamo la nostra terra. Alcuni non conoscono nemmeno il villaggio vicino. Nei giorni di festa, sotto la pioggia o col bel tempo, dinverno o destate, dobbiamo uscire in mezzo alla natura. La terra romena deve diventare una specie di formicaio in cui si incontrino, su tutte le strade, migliaia di cuiburi che marciano verso ogni direzione. Allora della funzione religiosa, ci si fermi nella chiesa che si trova sul cammino. Ci si fermi dai camerati dei villaggi vicini. La marcia è salutare. La marcia ristora e ridà vigore ai nervi e allo spirito. Ma sopratutto la marcia è il simbolo dellazione, dellesplorazione, della conquista legionaria" ("Il Capo di Cuib", Edizioni di Ar, Padova 1981).
Corneliu Zelea Codreanu attribuiva poi notevole importanza al canto, quale fattore di salute spirituale e di coesione del gruppo.
Ed allora, canti legionari di battaglia e vecchie canzoni dei soldati e dei contadini, dedicate alle gesta degli antichi eroi ed al lavoro dei campi, accompagnavano ovunque le camice verdi.
La creazione di mense ed ostelli a prezzi politici per i legionari -ognuno dei quali doveva considerarsi un "viandante della rivoluzione"- dimostrano una volta di più limportanza attribuita da Codreanu alla gioventù, intesa come quella particolare predisposizione dellanima alla purezza, allavventura ed allintransigenza, malgrado le avversità della vita ed il naturale decadimento fisico.
Il legionario, anche se incanutito, è sempre giovane poichè interiormente non si è mai allontanato da quella sorgente di vita che è ladesione ai principi atemporali della Tradizione.
Emblematiche le parole del comandante legionario Ion Motza, caduto poi eroicamente nella guerra di Spagna: "Lo spirito delle fiabe dellinfanzia e delle battaglie epiche del nostro passato vive nella gioventù. Essa sente che nulla può dare alla vita bellezza e incanto se non lo slancio eroico e lamore per un ideale. Questa purezza di sentire, dalla quale si leva la generosità del giovane per la conquista eroica della vittoria, questo vigoroso e splendido slancio verso lideale lo proteggono dallangusta prigione dellindividualismo materialista e lo rendono atto ad essere integrato nella comunità" ("Luomo nuovo", Edizioni di Ar, Padova1978).
Bellissimo, inoltre, il saluto legionario, sullattenti con la mano destra posata sul cuore, a raccogliere la propria saldezza interiore, e poi subito slanciata nel saluto romano, verso le forze della Luce.
"Il Paese va in rovina per mancanza di uomini, non per mancanza di programmi. E questa la nostra convinzione. Dobbiamo quindi non elaborare nuovi programmi ma allevare uomini, uomini nuovi...Di conseguenza la Legione Arcangelo Michele sarà una scuola e un esercito più che un partito politico" ("Per i legionari", Edizioni di Ar, Padova 1984), volendoci insegnare il Capitano come solo dopo aver sottomesso il nemico interiore, cioè il proprio ego, nella cosiddetta Grande Guerra, si possa poi aver ragione di quello esterno, nella lotta politica propriamente intesa o Piccola Guerra.
Ancora validissime sono le sei leggi fondamentali del Cuib, di seguito elencate:
"1) La legge della disciplina: sii legionario disciplinato, perchè solo in questo modo sarai vittorioso. Segui il tuo capo nella buona e nella cattiva sorte.
2).La legge del lavoro: lavora. Lavora ogni giorno. Lavora con amore. Ricompensa del lavoro ti sia non il guadagno, ma la soddisfazione di aver posto un mattone per la gloria della Legione e per il fiorire della Romania.
3) La legge del silenzio: parla poco. Parla quando occorre. Di quanto occorre. La tua oratoria è loratoria dellazione. Tu opera, lascia che siano gli altri a parlare.
4) La legge delleducazione: devi diventare un altro. Un eroe. La tua scuola, compila tutta nel Cuib. Conosci bene la Legione.
5) La legge dellaiuto reciproco: aiuta il tuo fratello a cui è successa una disgrazia. Non abbandonarlo.
6) La legge dellonore: percorri soltanto le vie indicate dallonore. Lotta e non essere mai vile. Lascia agli altri le vie dellinfamia: Piuttosto che vincere per mezzo di uninfamia, meglio cadere lottando sulla strada dellonore" ("Il Capo di Cuib").
Decine di migliaia di giovani accorsero sotto le bandiere della rivoluzione nazionale romena, sconvolgendo i piani delle centrali bolsceviche e del grande capitale finanziario, allarmate dai successi anche elettorali della Legione.
Purtroppo, per un insieme sciagurato di circostanze, le istituzioni che avrebbero avuto il dovere di favorire il movimento legionario -e cioè la Chiesa Ortodossa e la Monarchia- disertarono tale compito.
Lalto clero tenne una posizione furbesca ed attendista, mentre il Re Carol II, circuito dallamante e da consiglieri al soldo di forze straniere, avversò duramente Codreanu (A ciò non fu estranea una politica estera tedesca più legata a schemi sciovinistici che ad una visione europea e rivoluzionaria d ampio respiro, come quella dellItalia Fascista).
Il movimento legionario, vittima delle provocazioni di un regime e di una polizia segreta -la famigerata Oculta- che non esitarono a ricorrere ad una vera e propria "strategia della tensione", cadde in un vortice quasi samsarico di violenze e di vendette.
Malgrado tutto -come possiamo leggere su "Raido", n°16, solstizio destate 1999- "i legionari quando dovevano vendicare il tradimento o le persecuzioni dei propri camerati, arrivando anche allassassinio di qualche aguzzino, si costituivano poichè, ferventi religiosi, sapevano che quellazione doveva essere espiata con la carcerazione ed in ultimo con il giudizio di Dio".
Dopo innumerevoli persecuzioni, processi ed incarcerazioni (Non a caso, fra i simboli della Legione verano le grate del carcere), il Capitano e tredici Camerati, durante un finto tentativo di fuga, vennero assassinati, la notte fra il 29 ed il 30 novembre 1938 nella foresta di Jilava, da alcuni gendarmi prezzolati dal nemico.
Lordine fu dato da quelle stesse forze cosmopolite ed antinazionali che, tuttora, si ostinano a denominare Rumenia -e non Romania- la terra dei daci e dei legionari di Traiano, per svilirne i millenari legami con Roma e con il mondo indoeuropeo.
Del resto, stante linarrestabile avanzare delletà oscura, un uomo cavalleresco ed eroico come Codreanu non poteva che essere "colui che doveva morire", come egregiamente definito da Cesare Mazza.
Ora, a prescindere da quanto strettamente attinente alla situazione romena dellepoca, gli insegnamenti del Capitano e degli altri comandanti legionari offrono validissimi punti di riferimento ed elementi di riflessione per chi, come noi, si pone su posizioni metapolitiche.
Specialmente i libri di Codreanu possono essere considerati una sorta di manuali distruzione per una corretta formazione del giovane legionario e lattività duna comunità militante inserita organicamente in un più vasto progetto nazional-rivoluzionario, quale "zona libera" in un mondo di rovine (A nostro avviso, nel concetto di Cuib si possono rinvenire taluni echi del Ribelle jungeriano e dellidea comunitaria delle saghe di Tolkjen).
Nel concludere, vogliamo ricordare come lattuale Romania, uscita dal plumbeo regime comunista e poi caduta nelle spire del liberalcapitalismo, veda di nuovo i legionari percorrere quei sentieri dellOnore e della Riscossa indicati un tempo da Corneliu Zelea Codreanu.
Andrea Monastra
Per gentile concessione della rivista "Orientamenti"
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